20/02/2012

OGGI RIUNIONE A ROMA DEI SEGRETARI REGIONALI E PROVINCIALI DEL PD

Riunione a Roma, questa mattina, dei segretari regionali e provinciali del Pd con il segretario Pier Luigi Bersani per fare il punto sulla situazione politica e preparare le ormai vicine elezioni amministrative.

Su L’Unità Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, spiega oggi che il Pd è il primo partito con il 27 per cento dei consensi e il Pdl è sceso al 23, la Lega Nord non si avvicina nemmeno al 10 per cento, il Terzo Polo tutto insieme tocca il 13,5 per cento, l’Idv supera l’8 per cento e Sel il 7. Ma è un altro l’aspetto che emerge da quest’ultimo sondaggio: “In termini assoluti (cioè considerando tutti gli elettori) sta prendendo corpo qualcosa di più profondo rispetto alle dinamiche osservabili in superficie, testimoniato proprio dai dati dell`indagine realizzata da Tecné. Innanzitutto, i due principali partiti hanno perso, rispetto a quattro anni fa, il 30% dei consensi. Oggi, la somma dei voti che otterrebbero insieme è pari al 27,7% degli aventi diritto, rispetto al 54,7% del 2008. In secondo luogo la perdita di consenso dei due principali partiti non si compensa all`interno dello stesso schieramento, né si orienta verso il campo opposto, ma si dispone verso l`area dell`astensione. Se si votasse oggi, infatti, sceglierebbero un partito di centrodestra o uno di centrosinistra, solo il 42,6% degli elettori, mentre, nel 2008, l`area del consenso, polarizzato all`interno delle due principali coalizioni, riguardava 7 elettori su dieci. Terzo aspetto: l`area del non voto è salita al 44,6%, superando, per la prima volta, l`insieme dei consensi convergenti su opzioni alternative rispetto al governo del Paese”.

Da L’Unità. Intervista a Piero Fassino. “E’ evidente che in una fase di crisi della politica molti pensano di poter colmare lo spazio che si apre tra partiti e cittadini. Qualcuno potrà farlo in chiave esplicitamente antipolitica, qualcun altro più in chiave civica. Spetta ai partiti non essere passivi e inerti. E soprattutto il Pd deve sentire la responsabilità di riformare radicalmente il modo di essere dei partiti e della politica. Allora anche un`eventuale lista civica nazionale assumerebbe un altro significato». Piero Fassino è l`esempio di come possano essere deboli certe letture sulla delegittimazione della classe politica, sul primato della società civile o sulla rottamazione. L`ex segretario Ds e ex ministro ha vinto le primarie e poi al primo turno le comunali di Torino. E oggi non si sorprende né della tentazione di alcuni sindaci di dar vita a una lista civica nazionale per le prossime politiche né di quanto accaduto alle primarie di Genova. Dove, dice il primo cittadino del capoluogo piemontese, «a pesare nel giudizio degli elettori è stata la credibilità dei candidati, non il loro numero». Emiliano, De Magistris e altri suoi colleghi stanno lavorando a una lista civica nazionale per raccogliere consensi tra quel 40 per cento di indecisi registrati dai sondaggi: che ne pensa sindaco Fassino? «Che ci sia un rapporto critico tra cittadini e politica, e in particolare tra cittadini e partiti, è sotto gli occhi di tutti. Ad alimentare la disaffezione c`è anche un uso demagogico del tema della "casta" e il modo di rappresentare tutta la politica con un`immagine deformata. Tuttavia sarebbe sciocco, di fronte a questo, alzare semplicemente le spalle. Se i cittadini manifestano un disagio, un malessere, una delusione nei confronti della politica e dei partiti, occorre chiedersi perché e dare delle risposte». E la lista civica nazionale è la risposta giusta? «È una delle risposte, ma non l`unica e neanche la principale. Sarebbe un errore pensare di uscire dalla crisi della politica delegittimando i partiti. Ma naturalmente questa strada può essere evitata soltanto se i partiti escono dalla loro autoreferenzialità, si aprono alla società, cambiano radicalmente la loro organizzazione e il loro linguaggio. Viviamo una fase in cui formalmente i partiti continuano a pensarsi come si pensavano nel 900, mentre nei fatti viviamo in una società molto diversa. Quelli che erano fattori di forza nel rapporto tra partiti e società si sono oggi molto indeboliti. In questa epoca le forze politiche hanno una capacità di rappresentanza più ridotta rispetto al secolo scorso. E anche la capacità di elaborazione e di avanzare proposte è largamente inadeguata. Sono questi i nodi da sciogliere. E questo è un compito che non va delegato ad altri, come se i partiti fossero irriformabili e quindi non resti che affidarsi a qualcosa d`altro. Ed è naturale che questo compito lo debba svolgere innanzitutto il Pd». Perché è il partito che più avrebbe da perdere se entra in campo "qualcosa d`altro"? «Perché è l`unico vero grande partito in questo momento in campo. Il Pdl è in profonda crisi. È nato, vissuto, si è rappresentato avendo come unico elemento costitutivo l`identità del suo leader, Berlusconi. Nel momento in cui esce di scena, e qualunque cosa dichiari Berlusconi è ormai fuori scena, il Pdl deve ritrovare una ragione di identità che oggi non ha. Non è azzardato pensare che nei prossimi mesi assisteremo a dei fenomeni sia di implosione che di disarticolazione e frammentazione su quel fronte, mentre il Pd si sta dimostrando una forza dall`identità chiara, riformista, progressista, di centrosinistra, con un radicamento sociale ed elettorale reale, che ha responsabilità di governo locale diffusissimo e che costituisce il punto di forza vero dell`attuale governo. Per questo spetta in primo luogo al Pd affrontare il tema della crisi dei partiti e offrire ai cittadini un`idea della politica credibile e convincente». Il messaggio è rivolto a Bersani? «Cambiare il modo di essere della politica richiede certamente segnali forti e anche atti di rottura da parte del gruppo dirigente nazionale. Ma c`è una responsabilità non meno rilevante dei dirigenti locali. Se in questo o quel territorio il Pd si presenta agli occhi dei cittadini come un partito chiuso, rissoso, lontano dalla società, quell`immagine pesa molto di più di quanto possa incidere l`immagine e l`iniziativa del partito a livello nazionale». Viene in mente il nome di una città: Genova... «In queste settimane si sono svolte primarie non solo a Genova e in molti casi con più di un candidato del Pd. D`altra parte le primarie per definizione sono aperte e non sono una competizione tra partiti, come finirebbe per essere se ogni forza politica si presentasse con un solo candidato. Quel che conta non è il numero dei candidati, né la loro singola appartenenza, ma la loro credibilità. Perché quando gli elettori partecipano alle primarie scelgono il candidato che gli appare più in grado di ricoprire il ruolo a cui sarà chiamato. Il problema perciò è come candidati e forze politiche si mettono in sintonia con le aspettative e le esigenze di una comunità, che si tratti di una città, una regione o del paese intero». Questo cosa dice a proposito del rapporto tra Pd e un`eventuale lista civica nazionale, per tornare al tema di partenza? «Che se il Pd mette in campo iniziative, proposte, candidati credibili, non è un problema se gli si affianca una lista civica nazionale. Sarebbe un supporto in più, per il campo progressista. Se invece la lista civica nazionale rimanesse la sola proposta di apertura alla società, presentata come alternativa ai partiti, avrebbe un significato profondamente diverso, e non è neanche detto che raccoglierebbe il consenso necessario per vincere. Come sempre il destino di ciascuno di noi dipende da noi stessi, non da altri. E questo vale anche per il Pd». Il Pd, nel momento di massima crisi di Berlusconi, non ha spinto sulle elezioni e ha lavorato per la formazione del governo Monti. «E ha fatto la scelta giusta, perché questo ha consentito di superare definitivamente Berlusconi e soprattutto ha dato al paese un governo che sta mettendo mano a riforme che ci consentono di non essere travolti dalla crisi e di recuperare la credibilità internazionale, come si è visto con la visita di Monti a Obama, l`accoglienza al Parlamento europeo e il protagonismo che il presidente del Consiglio e l`Italia hanno nel difficilissimo dibattito in seno all`Unione. Naturalmente, nel sostenere il governo, il Pd mantiene un suo profilo, esprimendo anche valutazioni che possono essere talvolta differenti sulle singole misure. Ma la sintonia col governo rimane perché abbiamo l`obiettivo comune della rinascita del paese».

 

(fonte PD nazionale)

Scrivi un commento